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Al carcere di Mantova si insegna a fare il caffè espresso

Una macchina La San Marco è stata protagonista del 1° corso di caffetteria che ha formato 11 detenuti con le tecniche base e i fondamenti di Latte Art

19.12.2018

L’arte di fare il caffè come possibilità di riscatto. È questa la visione alla base del progetto di sostegno promosso dall’Associazione volontari “Centro Solidarietà Carcere” di Mantova al quale ha recentemente preso parte La San Marco Spa, storica azienda di Gradisca d’Isonzo (GO) produttrice di macchine da caffè, macinadosatori e altre attrezzature professionali per bar a ristoranti, tra le più conosciute al mondo.

 

Avviato lo scorso mese di ottobre, con una prima edizione che ha riscosso grande successo sia da parte degli organizzatori che dei partecipanti, il progetto ha coinvolto 11 detenuti della Casa Circondariale di Mantova in un corso accelerato di caffetteria suddiviso in tre diverse giornate, per una durata totale di 18 ore.

 

Alla guida del corso, la trainer Renata Zanon, vincitrice della tappa Espresso Italiano Champion 2018 di Conegliano (TV), che ha accompagnato i partecipanti alla scoperta delle regole d’oro per l’estrazione di un buon caffè espresso e delle tecniche fondamentali per la creazione di gustosi cappuccini e Latte Art. Al termine delle lezioni, ciascun partecipante è stato sottoposto ad un piccolo esame finale ed ha ottenuto un attestato di frequenza che potrà essere esibito ai fini del reinserimento nel mondo del lavoro.

 

Il progetto, patrocinato dall’Ing. Giuliano Bianchi della Lubiam srl di Mantova, ha visto l’esclusiva fornitura di un modello automatico 100 Touch La San Marco con il quale alunni e insegnante hanno potuto cimentarsi in entusiasmanti prove pratiche e dimostrazioni. Tra gli sponsor dell’iniziativa, anche la friulana Latte Vivo e la veneta Dersut Caffè, che hanno messo a disposizione dei corsisti latte fresco e profumate miscele di caffè.

 

“Poter far pratica utilizzando una macchina La San Marco ha significato molto per i ragazzi.” – racconta la Zanon – “Il modello utilizzato, infatti, non solo li ha proiettati in una dimensione professionale reale, simile a quella che mi auguro possano trovare una volta usciti dal carcere, ma ha anche permesso loro di comprendere l’importanza di lavorare con una macchina affidabile e sicura, in grado di garantire la massima qualità del prodotto in tazzina”.